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Sicurezza della catena di fornitura (supply chain) nella NIS 2: cosa fare

La NIS 2 richiede alle entità essenziali e importanti di gestire i rischi di cybersicurezza legati ai propri fornitori e fornitori di servizi diretti. Non basta proteggere i sistemi interni: bisogna mappare i fornitori, valutarne il livello di sicurezza, fissare requisiti nei contratti e controllarli nel tempo. La sicurezza della catena di fornitura è una delle misure minime di gestione del rischio previste dall'articolo 21 della Direttiva (UE) 2022/2555, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024.

Cosa si intende per sicurezza della supply chain nella NIS 2

Per supply chain, in ambito NIS 2, si intende l'insieme di fornitori, produttori e prestatori di servizi da cui un'organizzazione dipende per erogare i propri servizi: software house, cloud provider, gestori di servizi IT e di sicurezza gestiti (MSP e MSSP), fornitori di hardware, società di manutenzione e consulenza.

Il motivo è semplice: un attacco può arrivare attraverso un partner meno protetto. Un aggiornamento software compromesso, un accesso remoto di un manutentore o un servizio cloud non configurato correttamente possono diventare la porta d'ingresso verso la tua infrastruttura.

La Direttiva parla di aspetti di sicurezza relativi ai rapporti tra ciascun soggetto e i suoi diretti fornitori o fornitori di servizi. Il perimetro di riferimento sono quindi i fornitori diretti, ma è buona prassi capire anche da quali subfornitori critici questi dipendano.

Obblighi verso fornitori e terze parti

La NIS 2 prevede che le misure di gestione del rischio siano adeguate e proporzionate. Tra queste, la sicurezza della catena di approvvigionamento è indicata espressamente. In concreto, l'organizzazione deve:

La responsabilità resta in capo all'organizzazione. Gli organi di amministrazione e direttivi devono approvare le misure di gestione del rischio e supervisionarne l'attuazione, e possono rispondere in caso di violazioni. Esternalizzare un servizio non significa esternalizzare la responsabilità della sua sicurezza.

Le misure di dettaglio e le modalità operative sono definite a livello nazionale dall'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN). Conviene quindi verificare sempre i provvedimenti ACN più aggiornati applicabili al proprio settore e alla propria classificazione.

Come valutare il rischio dei fornitori

Un approccio pratico, adatto anche alle organizzazioni che partono da zero, segue questi passaggi.

1. Censire i fornitori

Costruisci un inventario di tutti i fornitori che trattano dati, accedono ai sistemi o supportano servizi rilevanti. Includi software, cloud, reti, assistenza, outsourcing e fornitori di componenti hardware.

2. Classificare per criticità

Per ogni fornitore valuta, ad esempio:

Questa classificazione permette di concentrare gli sforzi sui fornitori davvero critici, evitando controlli sproporzionati su quelli marginali.

3. Raccogliere evidenze

Per i fornitori più critici puoi richiedere questionari di sicurezza, certificazioni riconosciute (come la ISO/IEC 27001, se presente), report di audit o test, politiche di gestione delle vulnerabilità e degli incidenti. Una certificazione è un'evidenza utile, ma non sostituisce la valutazione del rischio specifico per il tuo caso d'uso.

4. Documentare e trattare i rischi

Registra gli esiti, le lacune emerse e le azioni decise: richiedere miglioramenti, introdurre controlli compensativi (per esempio limitare gli accessi), accettare formalmente il rischio residuo o cambiare fornitore. La documentazione è fondamentale per dimostrare la diligenza in caso di verifica.

Clausole contrattuali e requisiti di sicurezza

Il contratto è lo strumento con cui trasformi i requisiti in obblighi. Per i fornitori rilevanti, valuta di inserire:

Le clausole vanno calibrate sul peso del fornitore: i grandi fornitori globali spesso hanno condizioni standard poco negoziabili, e in quel caso conviene documentare i controlli compensativi che adotti da parte tua.

Monitoraggio continuo dei fornitori

La valutazione iniziale non basta: il profilo di rischio di un fornitore cambia nel tempo. Per questo il monitoraggio deve essere un processo continuo, che comprende:

Come ti supportiamo nell'adeguamento

DirettivaNIS2 offre informazioni e orientamento per aiutarti a capire quali obblighi si applicano alla tua organizzazione e come tradurli in attività concrete. Sul tema della supply chain, un percorso tipico prevede la verifica dell'ambito di applicazione, l'impostazione dell'inventario e della classificazione dei fornitori, la definizione di un modello di valutazione del rischio e la preparazione di clausole contrattuali coerenti con i requisiti. Contattaci per capire da dove partire nel tuo caso specifico.

Domande frequenti

La NIS 2 si applica anche ai fornitori delle entità regolate?

Non automaticamente. Un fornitore rientra direttamente nella NIS 2 solo se appartiene ai settori e ai criteri di dimensione previsti. Tuttavia, anche se non è soggetto alla Direttiva, subirà di fatto le richieste di sicurezza dei clienti che lo sono, attraverso contratti e questionari.

Devo controllare solo i fornitori diretti?

La Direttiva si concentra sui fornitori diretti, ma è opportuno sapere se questi si affidano a subfornitori critici e prevedere nel contratto obblighi di trasparenza e di flow-down dei requisiti.

Una certificazione ISO 27001 del fornitore è sufficiente?

È un'evidenza utile, ma non basta da sola. Occorre verificare che il perimetro certificato copra il servizio che ti viene erogato e valutare il rischio in relazione al tuo contesto.

Cosa succede se un incidente parte da un fornitore?

L'obbligo di notifica resta in capo all'entità NIS 2 se l'incidente è significativo per i suoi servizi. Per questo è essenziale che il contratto imponga al fornitore di avvisarti tempestivamente.

Da dove conviene iniziare?

Dall'inventario dei fornitori e dalla loro classificazione per criticità. Da lì puoi concentrare valutazioni, clausole e monitoraggio sui soggetti che hanno maggiore impatto sui tuoi servizi.

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